Il Dolore degli Altri

“Individualizzazione, tecnicizzazione e mediatizzazione sono le diverse facce di un’unica dinamica che rende difficile l’incontro con la realtà, accessibile ormai in forma mediata, cioè attraverso la mediazione di un dispositivo tecnico o istituzionale, con conseguenza profonde sulle persone e sulla vita sociale.

Tutti, senza distinzione, nella società mediatizzata siamo esposti quotidianamente al “dolore degli altri”. Tutti i giorni immagini e notizie di sciagure, tragedie, guerre, terremoti, violenze scorrono sotto i nostri occhi senza soluzione di continuità. Uomini, donne e bambini in condizioni disperate. Volenti o nolenti, diventiamo spettatori: condizione nella quale vediamo ma, separati dal luogo degli eventi, non possiamo essere visti, né agire. Le reazioni possono essere diverse (compassione, assuefazione, sdegno, denuncia, attivazione etc.) ma resta il fatto che l’esposizione mediatizzata cambio il nostro rapporto con la realtà: che conosciamo, si, ma in modo superficiale e distaccato, pronti a passare rapidamente ad altro. In fondo, il rimando dei media non fa altro che abituarci all’orrore senza volto, cioè senza quella profondità concreta in cui si esprime la vita umana. Una pura astrazione che si perde nella sequenza infinita di ciò che scorre davanti ai nostri occhi, ma che non ha la forza di spingerci all’azione. Quella che Luc Boltanski ha chiamato “la retorica della pietà a distanza” non rompe questo diaframma ma ci rimanda a noi stessi al nostro pensarci sensibili ed empatici. Di fatto, alla fine, assuefatti al male altrui.”

(Chiara Giaccardi – Mauro Magatti, 2019)