Uno per Tutti, Tutti per uno!

“Sono fredde le persone che hanno dimenticato da molto tempo quanto calore possa trasmettere la solidarietà umana; quanta consolazione, quanta serenità, quanto incoraggiamento e quanto piacere possano derivare dal condividere il proprio destino e le proprie speranze con altri: altri come me, o più precisamente altri che sono come me proprio perché condividono le mie stesse difficoltà, la mia sofferenza e il mio sogno di felicità, e ancora di più perché io sono sensibile alle loro difficoltà, alla loro sofferenza e ai loro sogni di felicità. Nel mondo attuale la scelta è tra il risentimento e l’indifferenza. L’amicizia stile “uno per tutti, tutti per uno” è stata praticamente espulsa dalla sfera del possibile. Non c’è da stupirsi se la gente sta diventando fredda…

Non è che abbiamo perduto l’umanità, il fascino e il calore che i nostri antenati esibivano con naturalezza: piuttosto, le nostre sofferenze sono di natura tale da impedirci di eliminarle o mitigarle condividendo sentimenti di affetto anche molto profondi. Le sofferenze che ci tormentano quasi in continuazione non si sommano e perciò non uniscono le loro vittime. Le nostre sofferenze dividono e isolano: i nostri tormenti ci separano, lacerando il tessuto delicato delle solidarietà umane.”

Zygmunt Bauman – “La solitudine del cittadino globale” (2017)

Il Dolore degli Altri

“Individualizzazione, tecnicizzazione e mediatizzazione sono le diverse facce di un’unica dinamica che rende difficile l’incontro con la realtà, accessibile ormai in forma mediata, cioè attraverso la mediazione di un dispositivo tecnico o istituzionale, con conseguenza profonde sulle persone e sulla vita sociale.

Tutti, senza distinzione, nella società mediatizzata siamo esposti quotidianamente al “dolore degli altri”. Tutti i giorni immagini e notizie di sciagure, tragedie, guerre, terremoti, violenze scorrono sotto i nostri occhi senza soluzione di continuità. Uomini, donne e bambini in condizioni disperate. Volenti o nolenti, diventiamo spettatori: condizione nella quale vediamo ma, separati dal luogo degli eventi, non possiamo essere visti, né agire. Le reazioni possono essere diverse (compassione, assuefazione, sdegno, denuncia, attivazione etc.) ma resta il fatto che l’esposizione mediatizzata cambio il nostro rapporto con la realtà: che conosciamo, si, ma in modo superficiale e distaccato, pronti a passare rapidamente ad altro. In fondo, il rimando dei media non fa altro che abituarci all’orrore senza volto, cioè senza quella profondità concreta in cui si esprime la vita umana. Una pura astrazione che si perde nella sequenza infinita di ciò che scorre davanti ai nostri occhi, ma che non ha la forza di spingerci all’azione. Quella che Luc Boltanski ha chiamato “la retorica della pietà a distanza” non rompe questo diaframma ma ci rimanda a noi stessi al nostro pensarci sensibili ed empatici. Di fatto, alla fine, assuefatti al male altrui.”

(Chiara Giaccardi – Mauro Magatti, 2019)